Alberto Burri e la bellezza dell’imperfezione

La materia specialmente quando racconta di una sua “sofferenza” appare estremamente espressiva. E di questo se n’è accorto Alberto Burri quando, negli anni Cinquanta, iniziò ad incollare sulla tela pezzi di juta, pellicole di plastica bruciata o strani impasti capaci di fratturarsi come zolle arse di terra.

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La bellezza dell’imperfezione è portata da Burri all’ennesima potenza quando realizza il Grande Cretto, un’opera di land art che ingloba i ruderi di Gibellina, città rasa al suolo dal terremoto del Belice, in Sicilia, nel 1968.

La desolata distesa di cemento è scavata, come nei quadri fratturati, dai solchi che ripercorrono il tracciato delle strade originali. Come una grande pietra tombaleconserva i resti di un città cancellata dalle carte geografiche dalla violenza della natura.

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